Tatuaggi o Tattoo
Una bella idea per un regalo di Natale per il proprio ragazzo/a è un tatuaggio o tattoo. Il tatuaggio non è affatto una pratica dei nostri giorni. Sono state rinvenute mummie egizie e libiche, risalenti a centinaia d’anni prima di Cristo, che sono tatuate. Anche in Sudamerica sono state scoperte mummie tatuate. Sin dalla preistoria l'uomo è stato portato a lasciare dei segni, delle tracce, sull'ambiente circostante e, in particolare, a decorare i luoghi a lui familiari, per renderli più intimi e personali. Secondo Levi Strauss, la prima superficie che l'uomo ha sentito l'impulso di abbellire sarebbe stato il corpo, inteso come involucro della propria persona e mediatore con il mondo esterno. A conferma dell'antichità di tale pratica, vi è il ritrovamento di utensili di epoca preistorica, che si pensa fossero utilizzati per tale scopo. Possiamo ricordare, inoltre, i racconti di storici quali Erodoto e Plinio il Vecchio, oppure i corpi mummificati rinvenuti in varie parti del mondo, che portano evidenti segni di tatuaggi. La pratica del tatuaggio, insieme alla scarificazione e alla pittura ornamentale, è da considerarsi dunque un'arte antica, nata per soddisfare un impulso umano con connotazioni non solo individualistiche, ma anche con risvolti sociali, tanto da poter essere considerata come "l'atto sociale primitivo". Sul piano linguistico è da notare che il temine "tatuaggio" ha origine polinesiana, in particolare tahitiana, e deriva dal vocabolo "tatau", traducibile con "marcare con segni", "scrivere sul corpo". Inizialmente il termine "tatuaggio designava sia il tatuaggio propriamente detto, cioè la deposizione sottocutanea di pigmenti secondo un disegno indelebile, sia la pratica, diffusa presso popolazioni fortemente pigmentate, della scarificazione e delle cicatrici ornamentali o "cheloidi", ottenute mediante la guarigione di profonde ferite tramite cicatrizzazione. Il vocabolo "tatau", trascritto da Cook con il vocabolo di lingua inglese "tattow", trasformato successivamente in "tattoo", si è poi diffuso in Europa. Con il termine odierno di tatuaggio si indicano tutti quegli ornamenti e disegni impressi indelebilmente sulla pelle. La pratica del tatuaggio è diffusa presso tutti i popoli. La zona ritenuta più ricca di tatuaggi, sia per quanto riguarda la quantità che la complessità dei disegni, è l'Oceania, dove l'uso del tatuaggio è sopravvissuto fino ai giorni nostri: si va dalla Nuova Zelanda a Samoa. Molto diffuso, a Samoa, è il tatuaggio su tutto il corpo, denominato "pe'a", per eseguire il quale sono richiesti cinque giorni di sofferenza.
Il tatuaggio e una tecnica di decorazione corporea e modificazione corporea molto diffusa e praticata, nella quale vengono applicate al corpo segni, disegni, lettere simboli o altri motivi attraverso l’impuntura dello strato superiore della pelle e la successiva iniezione di pigmenti colorati.
Che si usi la tecnica manuale antica o quella elettrica moderna, la pelle viene in ogni caso bucata da un oggetto molto appuntito, generalmente un ago. Un tempo la tecnica di tatuaggio richiedeva l’uso di un bastoncino al quale erano fissati uno o piu aghi, i quali venivano martellati leggermente al fine far penetrare le punte intrise di colore nella pelle. Il rumore della pelle ha dato origine all’onomatopeia polinesiana "tau tau" e in seguito all’inglese "tattoo" (da cui l’italiano tatuaggio).
Oggi questa pratica e diventata piuttosto comune e le persone tatuate appartengono a tutti gli strati sociali, ma in alcuni stati degli Usa e ancora illegale o permessa ai soli individui maggiorenni.
tatuaggio deriva dall’americano “tatoo” che a sua volta deriva dal polinesiano “tatu” che significa marcare il corpo con dei segni.
Il significato del termine è dunque rimasto invariato, anche se il tatuaggio può essere praticato in forme e tecniche diverse, imprimendo nella zona sottocutanea del corpo disegni o simboli attraverso pigmenti o sostanze coloranti varie ma anche incidendo la pelle stessa e poi facendola cicatrizzare (“scarificazione”).
Come si pratica il tatuaggio
Che venga effettuata con le antiche tecniche manuali o con quelle elettriche moderne, la pratica del tatuaggio prevede sempre la penetrazione di un ago in uno strato superficiale della pelle e l’iniezione di pigmenti colorati per produrre segni, disegni o scritte. Il fastidio o il dolore che si avvertono nel corso dell’applicazione del tatuaggio, qualsiasi sia la tecnica adoperata, varia a seconda del punto del corpo nel quale viene praticato: si avverte meno sulle braccia o sulle gambe e si avverte di più nelle zone ricche di terminazioni nervose come i polsi, le caviglie e i piedi.
Le tecniche più diffuse, al giorno d’oggi sono due: la tecnica giapponese (o “irezumi”) e la tecnica americana.
La tecnica giapponese è una tecnica manuale che consiste nel far penetrare degli aghi nella pelle, applicati ad uno strumento con impugnatura in bamboo. Mentre la pelle viene mantenuta in tensione, gli aghi intrisi di colore vengono fatti penetrare obliquamente nella pelle, puntellandola con gesti decisi e veloci. Benché anche in Giappone si sia diffusa la tecnica americana, molte persone decidono di ricorrere al metodo locale – decisamente più fastidioso - poiché garantisce risultati particolarmente brillanti ed esteticamente unici ed esclusivi.
La tecnica americana consiste nella penetrazione della pelle con l’ausilio di una macchinetta a forma di pistola con tre o cinque aghi alla sua estremità che vengono messi in movimento tramite bobine elettromagnetiche. La sensazione di dolore o di fastidio è in questo caso molto ridotta e ciò fa sì che il metodo, a partire dalla fine dell’Ottocento quando fu inventato, risulti il più diffuso.
Anche in Europa, dopo che vennero mostrati in pubblico alcuni indigeni provenienti dalle isole del Sud elaboratamene tatuati, scoppiò il "boom" del tatuaggio.
Molti aristocratici e ricchi inglesi andarono fino in Giappone da famosi tatuatori, re Giorgio V e suo fratello il duca Clarence e lo zar Nicola di Russia si vantavano dei loro tatuaggi realizzati da grandi maestri come Narabashi di Nagasaki o Hory Chiyo. I più grandi tatuatori dell'epoca, come Tom Riley, Sutherland Mc Donald e George Burchett, subirono il fascino e l'influenza dello stile giapponese.
Il primo tatuatore professionista inglese fu Purdy, che apri il suo Tattoo Shop a Londra nel 1870, a Halloway, e il cui stile si rifà a quello americano e giapponese.
Un altro tatuatore "storico" fu Tom Riley, di origine irlandese,figlio di un sergente maggiore del 6° Reggimento dei Dragoni di Inniskilling. Aveva imparato a tatuare da bambino e si vantava che non esisteva un solo reggimento dell'esercito britannico in cui non vi fosse almeno un suo tatuaggio. Quando era sergente del 3° Imperial Yeomanry durante la guerra in Sudafrica, tatuò centinaia di ufficiali con gli emblemi del loro reggimento. Tornato in patria frequentò un corso di disegno, poi aprì vari studi dove tatuò anche molti reali d'Europa.
Sutherland Mc Donald era un altro personaggio molto in voga: tatuava i soci dei club più esclusivi di Londra. Affittò un locale presso i Bagni Turchi in Jermyn Street e vi allestì il suo studio in un accattivante atmosfera esotica. Era un uomo colto e ben educato, da lui andava tutta l'aristocrazia londinese.
Nel nord Europa, in Olanda, Danimarca e Germania, il tatuaggio seguì più o meno lo stesso sviluppo storico, riguardava, cioè, soprattutto i marinai, contrariamente a quanto accadeva nei paesi mediterranei, dove fu molto ostacolato dalla Chiesa Cattolica e quindi malvisto. In Francia nel 1860 fu vietato ai marinai, fatto che decretò la chiusura della maggior parte dei Tattoo Shop che erano sorti.
Anche in Italia il tatuaggio, soprattutto in seguito agli studi di Lombroso, è stato molto inviso, non sono perciò nati studi o botteghe professionali fino agli anni settanta. Ha comunque continuato ad essere praticato in alcuni santuari, come quello di Loreto, dove un frate ha operato fino a circa quarant'anni fa; inoltre, importanti famiglie aristocratiche come i Savoia e i D'Aosta hanno tramandato fino a oggi l'usanza di portare tatuaggi.
Fino a qualche anno fa, farsi rimuovere dalle pelle un tatuaggio non più desiderato era possibile solo sottoponendosi ad una dermoabrasione con fresa o con cristalli salini oppure con la rimozione chimica per l’utilizzo di acido tannico o tricloroacetico, o ancora con la rimozione chirurgica. Tutte pratiche, queste, piuttosto dolorose e il cui risultato non veniva garantito, lasciando cicatrici più o meno vistose o comunque residui di pelle pigmentata.
L’avvento dei laser dermatologici ha reso la pratica della rimozione del tatuaggio più sicura, meno fastidiosa e soprattutto soddisfacente nei risultati. Il laser agisce infatti direttamente sui pigmenti colorati, “sciogliendoli” in particelle molto piccole che vengono poi eliminate metabolicamente senza che vengano danneggiati i tessuti circostanti e favorendo il naturale ricambio cellulare. A seconda della grandezza o dell’elaborazione del tatuaggio, nonché dalla presenza di più colori, si rendono necessarie più sedute per la sua rimozione, a distanza di tempo l’una dall’altra. Ai vari colori utilizzati nel tatuaggio, inoltre, deve corrispondere un laser con una differente lunghezza d’onda.
Alcuni consigli utili
- Evitare gli operatori e le strutture non autorizzate. Specialmente d’estate, nelle località turistiche ma anche nelle discoteche o nelle fiere, sono presenti banchetti o sedicenti tatuatori ambulanti che non si attengono alle regole basilari di igiene e di sicurezza. Ciò vale anche per l’operazione di rimozione.
- Evitare di praticare il tatuaggio nelle zone più sensibili della pelle, ove l’inserimento di pigmenti colorati potrebbe provocare reazioni infiammatorie.
- Il tatuaggio appena effettuato va preservato dalla luce e dal sudore per non infiammare la pelle circostante. Vanno evitati anche i rischi di colpi violenti sulla zona tatuata di recente che potrebbero provocare la fuoriuscita di colore.
- Prima di sottoporsi ad un tatuaggio è utile accertarsi di non essere soggetti ad allergie cutanee.
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