Lucia, lux, lucis, luce.

Lucia portatrice di luce : il più bel dono in un periodo dell’anno nel quale il sole è meno presente e dominano le tenebre; il seme dorme nell’oscurità della terra, nel caldo ventre delle zolle coperte di neve e la natura è richiusa su se stessa, in attesa nel nuovo ciclo. Lucia evoca la luce nel giorno che la tradizione vuole essere il più corto dell’anno e che coincide con il solstizio d’inverno. Ai nostri giorni il solstizio cade il 21 di dicembre, ma tra il 1325 e il 1350, a causa dell’errore del calendario, il solstizio cadeva il 13 e dunque quel giorno era il più corto e Lucia era la speranza del ritorno della luce e dell’avvio di un nuovo ciclo vitale.

Lucia è pertanto donatrice di luce e di vita, ma come spesso accade ai simboli è, in contrasto con il suo nome, cieca, ossia priva di luce. Nel suo nome e nella sua condizione il simbolo racchiude i due aspetti della realtà e il loro intimo collegamento. Lucia è infatti la custode del giorno più corto (“Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia”) ed è quindi privata del bene della luce: i suoi occhi non vedono, sono afflitti dalle tenebre. Lucia è però anche la testimone del passaggio dalle tenebre alla luce, dal giorno più corto ai primi cenni di un allungamento della permanenza del sole nel cielo che si svilupperà sino al 21 di giugno, solstizio d’estate.

Lucia, evocatrice e donatrice di luce, è diventata nel tempo quella Santa Lucia che oggi dona, con l’ausilio di un asinello e passando per finestre e camini, giocattoli e dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. Il culto della santa si è diffuso nel Medioevo grazie alla sovrapposizione ad antiche divinità della leggenda del martirio, nel giorno 13 di dicembre, di una giovane fanciulla, Lucia, la quale, promessa sposa e poi fattasi cristiana, decise di rinunciare alle nozze e di dedicarsi ai poveri, donando ad essi tutti i suoi averi.

Denunciata dal promesso sposo, venne invitata ad abiurare e, vista la sua resistenza, condannata in un primo tempo a vivere in un lupanare e poi a morte. Condanna eseguita appunto il 13 dicembre, giorno da allora dedicato alla santa. In effetti una Lucia venne martirizzata a Siracusa durante la persecuzione di Diocleziano, ma non si sa come e perchè. Le spoglie mortali della santa siracusana, trafugate e portate a Costantinopoli, furono successivamente acquisite dai veneziani, che dedicarono a Lucia una chiesa eretta nel luogo dove ora sorge la stazione ferroviaria. Motivo per cui, in tempi più recenti, il corpo è stato trasferito nella chiesa di San Geremia sul Canal Grande.

Si dice che la santa, dopo il suo arrivo a Venezia, operasse molti miracoli, suscitando la devozione e l’ammirazione del popolo. Tra i bresciani la santa diventò famosa ed amata per un episodio legato alla guerra tra i veneziani e i viscontei, culminata nell’assedio di Brescia ad opera di Nicolò Piccinino. Il 13 dicembre del 1438, infatti, i bresciani respinsero l’assalto finale del Piccinino con l’aiuto miracoloso dei santi Faustino e Giovita. Per commemorare la vittoria il giorno di Santa Lucia fu dichiarato festivo e tra la popolazione iniziò l’uso di regalare, in quell’occasione di festa e di gioia, doni ai bambini. (Per saperne di più Ormus vi consiglia di leggere “La vera storia di Santa Lucia”, scritta da Anna Maria Perini ed edita da Ermione. Un bel libro, per grandi e piccini).

Nel tempo, il sostrato cultuale precristiano, i fatti storici, la leggenda di Santa Lucia e il mito della giovinetta Lucia, fusi in un tutt’uno, hanno via via fatto perdere le tracce delle proprie origini ed hanno assunto la potenza affascinante di un evento magico che si perpetua e che è stato ed è, per molti bimbi, il rapporto con il fantastico vissuto più intensamente e nel modo più gratificante.

E’ così che Lucia, Santa Lucia, in questi giorni si aggira di notte tra le case abitate dai bambini per ritirare le lettere nelle quali questi hanno scritto o fatto scrivere i loro desideri, oppure per riceverli di persona, captandoli nei sogni. Lucia non vuol essere vista e si annuncia ai bimbi ancora svegli dopo l’imbrunire con un campanellino, per invitarli ad andare a dormire. Se qualcuno, ostinato, si attarda nella veglia, rischia di prendersi una manciata di cenere negli occhi. Il troppo desiderio acceca! Un sogno, vissuto con candore e trepidazione, si avvera.

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