La Russa: per Natale 500 uomini a casa
La Russa: "Per Natale a casa 500 uomini, le regole di ingaggio non cambiano''. Frattini: "Serve una svolta"
Il ministro della Difesa conferma il rientro dei militari inviati per le elezioni afgane, ma afferma: "Ipotizzare exit strategy sull'onda dell'emotività puo' essere inteso come un segno di debolezza. E sulle dichiarazioni di Bossi assicura: "Nella maggioranza non ci sono opinioni diverse sul ritiro". Il titolare della Farnesina: "Occorre stabilire degli obiettivi e verificarli e il governo afghano deve assumersi le proprie responsabilità, ma non possiamo andarcene".Ora, niente polemiche, niente discussioni sul ritiro delle nostre truppe a Kabul. ''E' il momento del cordoglio, della vicinanza e della solidarietà ai nostri ragazzi che hanno sacrificato la vita per il Paese''. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa parla in una breve conferenza stampa a Palazzo Chigi del tragico attentato di Kabul.
''Come ho detto anche nel Cdm -spiega- ora possiamo discutere di tutto. L'abbiamo fatto anche in Parlamento quando all'unanimità abbiamo votato il rifinanziamento delle missioni all'estero. Però, in queste ore discutere o ipotizzare sull'onda dell'emotività exit strategy o qualsiasi altro tipo di strategia, puo' essere inteso da alcuni come un momento di debolezza e di vantaggio per il terrorismo. Puo' portare anche ad un'accresciuta azione di violenza nei confronti dei nostri soldati".
Il ministro conferma che "entro Natale rientreranno, come previsto, i 500 uomini in più che abbiamo inviato in Afghanistan per il periodo delle elezioni'' e che "le regole di ingaggio sono adeguate e non cambieranno". Quanto alle ultime dichiarazioni di Umberto Bossi, La Russa assicura che sul ritiro della nostra missione in Afghanistan ''non ci sono opinioni diverse nella maggioranza''.
''Lo stesso Bossi e tutti i ministri leghisti -dice La Russa- hanno tutti confermato che non è mai ipotizzabile da parte italiana, sia il governo sia l'opposizione parlamentare quasi per intero, nessuna decisione unilaterale sul ritiro della missione. Noi facciamo parte di organismi internazionali e solo per questo non ipotizzeremo nulla in forma autonoma''.
In mattinata era stato il ministro degli Esteri Franco Frattini a confermare che i 500 uomini mandati in Afghanistan a rafforzare il nostro contingente durante le elezioni di agosto "per Natale saranno certamente tutti a casa". Intervistato a Panorama del Giorno su canale 5 Frattini ha aggiunto che la missione Isaf è a una "svolta" e in Afghanistan, dove "abbiamo dato il sangue dei nostri eroi, è il momento di chiedere, non solo dare". Occorre stabilire degli obiettivi e verificarli, ma soprattutto il governo afghano deve assumersi le proprie responsabilità. Al presidente eletto dagli afghani bisognerà chiedere "qual è il suo programma per i primi 100 giorni, quali sono gli obiettivi per i primi sei mesi".
"L'Italia -ha ricordato il titolare della Farnesina - come altri 40 Paesi nel mondo, sotto un mandato dell'Onu, sta cercando di realizzare un obiettivo non per ragioni di convenienza ma per una nostra necessità. L'Afghanistan è la fonte di tutti i principali pericoli di insorgenza terroristica. Il terrorismo di Bin Laden nasce tra Afghanistan e Pakistan, le cellule terroristiche che hanno colpito Londra nel 2005 erano direttamente collegate con l'Afghanistan quindi è in gioco la nostra sicurezza".
"Ora, dopo tanti anni, dobbiamo dare una svolta a questa missione. Primo -ha spiegato Frattini- perché non possiamo decidere da soli, come ha specificato ieri il presidente del Consiglio. Secondo, perché invece di dare scadenze si devono finalmente dare obiettivi. Finora siamo stati lì e non abbiamo chiesto molto al governo Karzai. Abbiamo dato il nostro impegno economico e le nostre vittime. Ora è il momento di una svolta, il momento di dire 'diamoci degli obiettivi' e di verificarli e chiediamo al governo afgano di rispettarli". L'Italia che presiede il G8 coordinerà un vertice dei ministri degli Esteri a margine dell'assemblea Onu e poi con l'Europa prepareremo una conferenza internazionale da tenersi a Kabul, ha ricordato Frattini, sottolineando che "in quella occasione vorremo sapere da chi sarà presidente quali saranno i criteri di scelta dei ministri e dei governatori delle regioni".
In Afghanistan, afferma Frattini, non servono più "scadenze", ma "obiettivi". Al governo afghano bisogna chiedere "quanto tempo occorre perché la polizia afghana sia armata e in grado di controllare il territorio", "quanto occorre per sostituire la cultura della droga che finanzia il terrorismo", "quanto tempo occorre per realizzare le grandi e piccole infrastrutture come le scuole per i bambini. Questi sono obiettivi concreti".
Per Frattini "è il momento di privilegiare gli interventi di ricostruzione". "Bisogna dire con chiarezza- ha spiegato- che per ogni scuola che noi costruiamo per i bambini di Herat avremo cento famiglie di cui conquisteremo la fiducia", se noi andiamo lì solo "per fare un repulisti" di forze terroriste e "purtroppo ci scappa un morto civile, questo ci provoca l'odio di 500 persone".
Fonte: Adnkronos
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Settembre 2009 13:31 )


